Osservazioni urbanistiche


Riporto le osservazione fatte al PGT di Fagnano Olona , magari qualcuno le troverà di una qualche utilità nel prossimo futuro amministrativo.
Premessa
Esiste a nostro avviso un problema generalizzato riguardo all'urbanistica nel nostro Paese:
nonostante si sia deciso di metterci alle spalle l'esperienza dello “zooning”, ovvero quella
progettazione basata sulla realizzazione di zone omogenee, nella realtà dei fatti ci
muoviamo in un sistema non molto dissimile da quel modo di progettare e di ragionare.
La legge regionale 12/2005 aveva negli intenti il superamento della progettazione fatta per
zone omogenee, proponendo un sistema più flessibile, il vero problema è che tale sistema
flessibile non è chiaro, e non sembra essere intravisto da nessuno. Si ha l'impressione che
si sia costruito un sistema di possibilità che poco ha a che vedere con la costruzione della
città e la risposta alle reali esigenze, anzi si va in qualche modo sempre più distanti da
esse. Sembra che mentalmente si sia rimasti ancora fermi allo zoning, ma il problema
maggiore è che la materia urbanistica risulta sempre più materia di pochi, ovvero c'è un
completo distacco dalla società, questo è particolarmente grave perché di fatto è un
impedimento ad un approccio democratico alle scelte che determinano molto della vita di
ogni singola persona, oggi ancor di più a causa dei problemi ambientali.
Non erano queste le premesse della legge 12/2005.
Eppure esempi virtuosi esistono, basterebbe fare un confronto con ciò che avviene nei
Paesi del nord Europa per avere soluzioni semplici ed immediatamente comprensibili,
studiando il loro approccio pragmatico.
In tali esempi importanza fondamentale hanno cose ovvie come ad esempio i servizi
pubblici, e il rapporto con il vede dei parchi, ovvero non si realizza un'area di espansione
urbana senza aver valutato e deciso l'estensione delle reti infrastrutturali, le ripercussioni
sul traffico, la progettazione della mobilità, l'estensione dei servizi pubblici di prossimità
(scuole, verde, biblioteche, spazi di socialità) tutto ciò in relazione all'abitato esistente, alla
cosiddetta “forma urbis”.
Questa cosa ovvia, non è tale da noi, dove tutto parte dalla regolazione dell'iniziativa
privata e quello che dovrebbe essere la struttura portante del vivere dignitosamente in una
città, ovvero i servizi, vengono dopo.
Nei Paesi del Nord Europa vi è un modo razionale e democratico di approcciarsi alla
materia urbanistica, di certo comprensibile, perché segue regole chiare per immaginare il
futuro della città. Da noi questa chiarezza non c'è, vi è un sistema “ipernormato” che però
è facilmente interpretabile in un senso e nel suo esatto contrario, e l'immagine del territorio
ne è l'esatto specchio, troppe volte in passato interessi privati hanno preso il posto della
razionalità.
Alle nostre latitudini questo approccio pragmatico è quasi sconosciuto, se non addirittura
assente, i nostri servizi pubblici sono spesso insufficienti, da sempre, ed è forse per
questo motivo che continuiamo un'espansione ed un relativo consumo di territorio
incuranti non solo della “forma urbis”, ma anche delle reti (elettricità, acqua potabile,
fogna, dati) dei servizi (scuole, spazi pubblici, parchi, parcheggi, strade). Il più delle volte si
spera che l'operatore economico metta le risorse o faccia direttamente almeno il minimo
indispensabile: la fognatura, la cabina elettrica. Molte volte, ed è di recente successo a
Fagnano si baratta una lottizzazione per l'allargamento di un chiosco.
Quanto siamo distanti dalla prassi europea?
Per incidere sulla città occorre avere un'idea urbana chiara a cui ricondurre le scelte
urbanistiche del PGT, e perché no, anche avere le linee guida per dettare le convenzioni
su piani di rigenerazione urbana e le aree di trasformazione. Il PGT dovrebbe essere lo
strumento urbanistico da seguire per dettare le convenzioni con i privati. Il PGT dovrebbe
evidenziare le problematiche, stabilire gli obiettivi e le priorità.
L'unico modo per far ciò è avere una conoscenza approfondita del territorio, della sua
storia, occorre eseguire delle analisi settoriali dettagliate, sui servizi pubblici, sulle reti,
sulla mobilità, sulla natura ed gli ecosistemi, sulla economia locale. Analisi contemplate
dalla legge regionale 12/2005, ma che spesso ormai vengono viste solo come routine, un
elenco da spuntare se la voce è prevista, come nel caso del piano urbano del traffico
(necessario per per legge solo per Comuni sopra i 30.000abitanti). Ancora una volta si
ragiona per normativa e non con razionalità. Di sicuro all'estero, e non solo nel Nord
Europa sarebbe stato inconcepibile la realizzazione di una pista ciclabile in assenza di un
progetto generale di mobilità ciclabile, dato che è immediatamente ed in modo pragmatico
comprensibile a chiunque che tale realizzazione potrebbe avere il forte rischio di essere un
totale spreco di denaro pubblico. Qui invece si giustifica dicendo: “si è sempre fatto così”,
“chi verrà dopo ci penserà”.
Crediamo che un'idea sulla realizzazione di una rete di mobilità sostenibile dovrebbe
essere necessaria anche per paesi come il nostro. Stabilire una gerarchia di strade che
determini dove sono necessari marciapiedi pista ciclabile, alberature non è solo utile ma
necessaria, anche per stabilire dove e come far fronte al traffico veicolare.
In tal senso tal senso il PGT nulla dice rispetto all'annoso problema del traffico pesante di
passaggio su piazza XX settembre, piazza Cavour, via Roma. L'amministrazione non
ritiene che si debba intervenire proponendo delle soluzioni?
Esempio di tessuto urbano periferico – Fagnano Olona
Si chiede con questa osservazione che il PGT ipotizzi una gerarchia delle strade comunali,
come avviene in ogni altro Paese d'Europa, ovvero una suddivisione in strade interessate
esclusivamente dal traffico di quartiere, con la sola funzione di accesso alle singole unità
immobiliari, strade di collegamento tra quartieri, strade intercomunali, strade provinciali.
Tale suddivisione gerarchica delle strade è necessaria per limitare la velocità di
percorrenza delle strade di quartiere e per mettere in atto tutti quegli strumenti per
migliorare la qualità della vita (verde, marciapiedi, spazi per la socialità). Per le strade che
collegano quartieri o frazioni occorrerà migliorare la sicurezza soprattutto in relazione al
traffico pedonale e ciclabile, con particolare attenzione al collegamento con i centri di
attrazione (scuole, servizi pubblici).
Si chiede che il PGT si faccia carico della progettazione di una rete di mobilità ciclabile e
pedonale che ipotizzi le soluzioni per collegare i centri attrattivi (scuole e servizi)
risolvendo le intersezioni con le strade provinciali ed intercomunali.
Si chiede che il PGT si faccia carico dell'esigenza di collegare con piste ciclabile e/o
percorsi pedonali le aree verdi del comune, ipotizzando un sistema di interconnessione e
ipotizzando un implementazione pubblica delle aree verdi comunali e di interesse
sovracomunale.
Si chiede che il PGT localizzi un “polo culturale” o che metta a sistema i servizi destinati
alla cultura.


centri storici
La distinzione dell'edificato in tessuto storico, tessuto delle corti, tessuto della diffusione
ecc, non sembra a nostro avviso rispecchiare la complessità del nostro territorio e non
identificano a pieno gli elementi che necessito di una tutela o di una attenzione specifica.
In primo luogo facciamo notare che non solo l'edificato caratterizza storicamente il nostro
territorio, degli esempi immediatamente comprensibili possono essere: il fiume Olona, che
ha subito nel corso dei secoli innumerevoli modificazioni con relativi spostamenti del letto
del fiume, questi segni, a saperli leggere, sono ancora visibili e caratterizzano il paesaggio
vallivo, raccontano una parte importante della nostra storia, parlano dell'agricoltura
dell'uso del suolo, dello sfruttamento della corrente del fiume per la macinazione delle
granaglie, dell'utilizzo del fiume per le tintorie, per la produzione di carta, per la
movimentazione dei telai ecc. E' un sistema che meriterebbe un attenzione specifica e
approfondita per valutarne le prospettive con l'intento della valorizzazione e magari
rifunzionalizzazione degli spazi. Questa parte di territorio, un tempo motore economico
non solo di Fagnano, ma con una dimensione territoriale, è stata dimenticata e anche
adesso è vista quasi esclusivamente come problema. Il PGT dovrebbe dettare
concretamente delle linee strategiche per la necessaria valorizzazione di questa parte di
territorio, che èè parte importante della nostra storia.
Altro esempio di paesaggio da tutelare potrebbe essere il tratto di territorio agricolo dietro
il castello visconteo, caratterizzato ancora oggi da balze (specie di terrazzamenti fatti di
sola terra) realizzati per facilitare la coltivazione. Anche la sponda opposta, ovvero alle
Balzarine ci sono brani di questo genere di paesaggio agricolo.
Parlando invece del paesaggio di pianura esistono ancora alcuni campi vicina alla frazione
Fornaci dove sono ancora presenti alcuni filari di gelsi, un tempo numerosissimi per la
produzione della seta, poi ci sono i parchi realizzati nei primi decenni del novecento
caratterizzati da piante esotiche che allora si pensavano curative come i cedri, ci sono gli
ormai pochi viali alberati con platani e quelli realizzati dopo la fine della seconda guerra
mondiale con tigli. In qualche caso si è conservato qualche vecchia vite legata al fronte
sud delle cascine.
Si sono elencati sino a questo momento elementi naturali, ma a buon diritto dovrebbero
essere elencati anche i tracciati viari, che spesso e volentieri si distinguono dall'attuale
mobilità veicolare, in questo caso posso offrire possibilità di collegamenti extra-urbani
diretti dove immaginare la mobilita ciclabile e pedonale e che fanno scoprire parti di
territorio insospettabilmente belle e vicine. E' il caso della via antica per Busto, le vie per
Cassano, Bolladello e Peveranza, occorre necessariamente inserire in quest'elenco anche
la vecchia via Gallerezza (via per Gallarate).
Il nostro territorio è caratterizzato da una sedimentazione di varie epoche, per questo non
può essere trattato come quei centri storici rimasti immutati nei secoli, questa è la nostra
peculiarità pertanto, a nostro avviso occorre riconoscere gli elementi caratterizzanti e
quindi da conservare anche negli edifici del primo dopoguerra. Per far questo però occorre
conoscere dettagliatamente ogni brano del tessuto storico e con tale analisi attenta
accettare anche progetti di edifici moderni che riescano ad essere complementari al luogo
in cui si inseriscono. Non sono le norme che possono salvare i nostri centri storici, ma è la
conoscenza approfondita degli elementi che lo compongono.
In passato è spesso avvenuto che norme ed ignoranza storica hanno prodotto perdite
irreparabili.
C'è poi una parte fortemente identitaria di Fagnano che non è ricompresa nei nuclei di
antico regime, ci si riferisce alla città industriale dell'inizio del '900. Fagnano ha una vera e
propria struttura urbana di inizio '900, non sono solo le industrie di fondovalle (via Opifici,
via Carso, via Colombo e relative costiole); sono i primi assi urbani al di fuori dei nuclei
storici: viale Cesare Battisti, via Saibene, seguiti da viale Vittoria, le strade di
“circonvallazione”(via Marconi, Diaz, Roma), e le prime strutture urbane della nuova città:
Piazza Alfredo di Dio, via Vittorio Emanuele, via XXV Luglio, via Montello. Un'analoga
struttura esiste anche a Bergoro, costituita da via Cadorna, via Piave, via XXV Aprile, via
Gorizia, via Corridoni. Nel dopoguerra, ci sono le singolarità di via Pasubio e di via
Sacromonte.
Se pensiamo alla progettazione urbana di Fagnano tra la fine del '700 sino agli anni '60 del
'900, il confronto con la pochezza odierna è impietoso. Per far capire meglio questa
asserzione occorre elencare i progetti, a volte non realizzati a pieno che hanno contribuito
in modo sostanziale alla costruzione della città. In tutti questi progetti troviamo l'immensa
forza di immaginare e in buona parte di concretizzare un futuro migliore, in un mondo non
antropizzato come quello attuale si aveva la forza di pensare ad interventi urbani che fatti
oggi definiremmo sostenibili e sociali, tenevano conto semplicemente di una volontà di
vivere in un ambiente dignitoso.
In questa elencazione partiamo dal primo intervento in termini temporali: alla fine del '700
Benigno Bossi Visconti acquisisce per eredità le proprietà di Castellazzo, terreni e case, fa
edificare una villa con un giardino e un belvedere che affaccia direttamente sulla valle, ma
non si ferma a questo, traccia un viale che dalla villa conduce in paese e che ha come
asse prospettico il campanile della chiesa. Questo è il primo asse urbano al di fuori del
centro storico ed è pensato come un vero e proprio viale alberato che costeggia la valle ed
offre una magnifica vista verso nord. All'incontro dell'attuale via Cesare Battisti con via
Roma si realizza una “piazzetta” oggi ancora parzialmente visibile, che all'epoca
presentava dei muri concavi sia da un lato che dall'altro e che facevano da invito al viale.
Sicuramente anche prima di questo intervento ve ne furono altri particolarmente
significativi come ad esempio l'edificazione della nuova chiesa di San Gaudenzio, che
comportò lo spostamento della piazza, ma quello del tracciamento del viale per
Castellazzo generò la prima espansione della città, infatti si attestarono lì le prime ville
signorili di Fagnano (demolite in parte in tempi recenti).
Restando sempre in questa parte di territorio troviamo in archivio comunale un magnifico
progetto realizzato in parte e risalente al primo periodo dell'Unità d'Italia: il progetto del
viale per collegare la piazza del Castello al Santuario della Selva. Il progetto prevedeva la
trasformazione dell'attuale via Roma, in un viale alberato con la realizzazione di due
piazzette, Ovali: una subito dopo le ultime cascine del centro storico e l'altra proprio in
prossimità del Santuario. Il progetto venne realizzato solo in parte, dato che si chiedeva la
collaborazione lavorativa dei cittadini fagnanesi nei giorni festivi. Alla fine venne sistemata
la strada, forse in parte alberata, non si realizzarono le piazzette, ma comunque anche
questo intervento fu generativo perché portò alla realizzazione di una delle prime parti di
città al di fuori del nucleo storico.
Arriviamo ora ad uno dei più ambiziosi progetti urbani: la costruzione delle scuole e del
nuovo centro città. Le amministrazioni di Fagnano ci misero 20 anni per ottenere i fondi
per l'edificazione della scuola, inizialmente con un progetto molto meno ambizioso, ma
finalmente con l'inizio del '900 i fondi ar5rivarono e nel 1904 si edificò la scuola nell'attuale
piazza Alfredo di Dio. Il progetto urbano non si limitava alla costruzione della scuola
elementare: l'asilo, la scuola, l'acquedotto al centro tra i due corpi di fabbrica (demolito) e
la piazza erano parti di un unico sistema urbano, appena al di fuori dell'abitato storico ed
era immaginato come un nuovo polo sociale.
Anche questo intervento ha generato una parte di città.
Gli eventi si susseguono veloci, alla vine della prima guerra mondiale vennero impiegati
con un sussidio pubblico i disoccupati (numerosi dopo la guerra) per edificare viali. La
struttura viaria ipotizzata rispondeva alle nuove necessità viabilistiche dell'industria; mezzi
pesanti a motore che si muovevano con difficoltà nelle vie del centro, da qui la soluzione
delle vie di “circonvallazione”: Via Marconi, allora via di campagna, venne rettificata e
allargata e probabilmente pensata come un viale alberato. Viale Diaz non esisteva, sono
ancora presenti i platani, se ne piantarono un'infinità in quel periodo. Viale Vittoria non
esisteva, venne tracciata questa strada per collegare via Marconi con la piazza della
chiesa. Non esisteva nemmeno via Saibene e nemmeno il reticolo di strade costituito da
via Fratelli Ferrari, via Vittorio Emanuele e via Solferino, che generarono la seconda
espansione urbana di Fagnano fuori dal nucleo storico.
Anche via XXV Luglio venne realizzata in quel periodo, come la rettifica di via Montello.
Anche a Bergoro avvenne qualche cosa di simile per le vie XXV Aprile, Gorizia, Corridoni,
reticolo che fu il presupposto per la prima espansione al di fuori dell'abitato storico della
frazione.
Esistono ancora alcune costruzioni di quel periodo legate sicuramente all'industria
manifatturiera (Tronconi ora Cappio e Taglioretti), non adeguatamente valorizzate.
E' necessario ricordare di questo periodo la realizzazione del monumento e del relativo
Parco delle Rimembranze. Venne svolto un concorso pubblico, i progetti e plastici per il
monumento ai caduti vennero esposti per raccogliere anche le opinioni della popolazione,
il parco venne inserito nell'elenco nazionale dei Parchi delle Rimembranze come “in
realizzazione”, non poteva essere altrimenti, dato che gli alberi venivano piantati in una
giornata dedicata coinvolgendo gli studenti delle scuole. Quello fu l'unico parco di
Fagnano sino agli anni '80 del '900, oggi è stato devastato da interventi recenti.
Durante il ventennio fascista si costruì la colonia (donazione privata) il campo sportivo e la
palestra (ora biblioteca), la pesa e la piazza antistante. Vennero operate più che altro
delle “sostituzioni”, ovvero demolizione di vecchi edifici e ricostruzione di palazzi, che in
parte hanno modificato il centro storico di Fagnano ma anche di Bergoro. Via Vedi venne
allargata e vennero ricostruiti gli edifici sul lato sud. Su via Cadorna si edificarono la
Taglioretti e le palazzine lungo il lato est, nel tentativo di creare un moderno centro della
frazione
Nel secondo dopoguerra si presentò la stessa situazione del primo: pochi soldi a
disposizione per opere, quindi si misero a dimora alberi, tigli in particolare: Viale Piave era
un tempo tutto alberato, il cortile della scuola in piazza Alfredo di Dio, via Saibene, via
Vittorio Emanuele, via Fratelli Ferrari. Si penso alla realizzazione dei primi tratti di
fognatura in Piazza Alfredo di Dio, Dante ecc, ecc. Si volle pensare anche alla
realizzazione di un Belvedere in piazza XX Settebre, con relativo spostamento della statua
di Garibaldi, che era stata realizzata nel 1910.
Successivamente ci fu il “Piano Fanfani” Piano INA casa 1949, a Fagnano si tracciò la via
Pasubio con un primo progetto INA casa, con costruzioni di tipo “rurale”, il progetto
definitivo venne redatto dagli architetti Magnaghi e Terzaghi (Luciano Crespi, Angelo del
Corso – Un secolo di architettura a Varese – edizioni Alinea 1990), oggi queste case non
sembrano appartenere a quel periodo e non sembrano nemmeno parte di un progetto
unitario, semplicemente non sono state riconosciute come degne di valore in anni recenti.
Altre residenze popolari sorgono in via Edison, Fermi
Il piano regolatore, non approvato dell'architetto Enrico Castiglioni forse partiva da delle
analisi demografiche sovrastimate, ma cercava di dare ordine e forma e anche dignità a
quell'espansione urbana della campagna.
Negli anni '70 del novecento si ha la costruzione delle scuole Orrù sempre in via Pasubio
(progetto di Aldo Rossi), ma si assiste anche al concorso e alla successiva costruzione
delle scuole Rodari a Bergoro (progetto di Vittorio Introini frutto di concorso), esiste anche
un concorso per la costruzione delle residenza popolare sul lato nord di via Corridoni
Quanta forza di immaginazione in questi progetti, ci si immaginava concretamente il futuro
della città sia con le istituzioni ed anche nella progettazione urbana degli spazi pubblici,
perché questa forza si è persa?
Mi preme elencare una parte del tessuto che non è mai stato considerato come degno di
riflessione: ovvero l'edificazione spontanea avvenuta per mano degli immigrati dal nord-est
e dal sud Italia. Questa è un'edificazione che ha dei tratti comuni nell'impostazione
planimetrica, nell'utilizzo di tecnologie semplici ed economiche, nella realizzazione
(spesso in auto-costruzione), nell'utilizzo del lotto ed anche nel “disegno” dello spazio
coltivato.
Quest'edificazione è “la campagna piantata a case” negli anni'50-'60-'70, case cresciute di
domenica, in totale assenza di strutture urbane, che però, forse per una comune storia
personale/ famigliare, sono diventate strutture sociali che in parte ancora oggi persistono.
E' possibile partire dalla ridefinizione degli spazi interstiziali di questi agglomerati per dare
una prospettiva urbanistica alle nostre periferie? Noi riteniamo di si.
Il PGT al fine di preservare e valorizzare la storia di Fagnano non dovrebbe limitarsi a
dettare delle regole, dovrebbe cercare di risolvere questioni nodali per un effettiva
valorizzazione dei centri storici di Fagnano e Bergoro. Prima di tutto si deve mettere mano
alla viabilità con un piano organico e degli obiettivi, che non possono essere demandati
ad iniziative private.
Si deve tentare di risolvere il problema del passaggio di mezzi pesanti per il centro, fare
delle ipotesi di chiusura parziale o temporale del traffico veicolare nelle vie centrali,
valorizzare i percorsi pedonali di collegamento con la valle (costiole).
Come è stato ricordato nella storia urbanistica di Fagnano, anche nei momenti di forte crisi
economica, non si è mai rinunciato all'idea di una città migliore, facendo dell'urbanistica
anche con delle semplici alberature.
Quanto gioverebbe in questo momento la via Roma alberata, anche solo parzialmente, via
Cesare Battisti Alberata. Perché non lo si può proporre oggi? Forse non più con l'idea dei
viali, magari con delle alberature che rispondono ad altre esigenze sia nel disegno che di
biodiversità e gestione.
Nell'elenco aggiungerei: la parte finale di via Piave verso la piazza Alfredo di Dio, il
parcheggio del cimitero,via Cadorna, via Corridoni, via Gorizia.
Quanto gioverebbe una piazza Cavour senza più il traffico pesante, con meno asfalto e
qualche albero magari di grandi dimensioni? Come potrebbe essere migliore Piazza XX
settembre?
Questa strada ci sembra l'unica che può rivitalizzare il centro cittadino: ripensare gli spazi
è il miglior modo anche di attivare il recupero degli edifici del centro storico.

La cittadella dello Sport
Nell'ottica di una progettazione urbana razionale, ovvero per quanto si diceva in premessa
riguardo il confronto con l'urbanistica nei paesi del Nord Europa, primaria importanza deve
avere il cosiddetto “Piano dei Servizi”, ovvero è lì che deve esserci la visione di sviluppo
della città, il resto del piano deve supportare quell'idea.
Il nuovo PGT di Fagnano Olona confrontato con il precedente PGT ha in tal senso due
idee, ovvero due differenze rilevanti: la cittadella dello sport e il velodromo, quest'ultima
però la si dovrebbe escludere da questo elenco, dato che sono gli stessi progettisti del
Piano di Governo del Territorio a definire tale iniziativa una mera “prenotazione” che non
ha al momento effetti immediati, essendo una semplice possibilità. Rimane quindi
esclusivamente la “cittadella dello sport”.
Analizziamo questo punto, al fine di togliere ogni possibile dubbio sul nostro pensiero.
Innanzitutto diciamo che estrema importanza hanno i cosiddetti “corridoi ecologici” ovvero
fasce più o meno continue di verde che permettono lo spostamento della fauna da un
sistema ad un altro. I campi di via De Amicis, via Trento, via Monte Rosa, sono da leggere
come una continuità di verde con il parco Rita Levi Montalcini e le aree di rispetto
cimiteriale, se vogliamo poi con il parco delle rimembranze (quello che ne rimane) e le
aree verde della Valle Olona. Dall'altro lato invece esiste una continuità di aree agricole
attorno alla frazione Fornaci. Questo spazio costituisce un collegamento, interrotto solo da
qualche edificio, tra il sistema del Tenore e quello dell'Olona.
E' ciò che rimane della campagna, un tempo brughiera tra la frazione di Bergoro e
Fagnano, nella parziale conservazione di questa continuità di verde un ruolo importante
hanno sino a poco tempo fa il vincolo cimiteriale la realizzazione del Parco delle
Rimembranze e successivamente del campo sportivo. Oggi questo è anche l'ultimo
corridoio possibile, dato che a sud un altro corridoio non è immaginabile. La provincia di
Varese nel suo recente PTCP ha segnalato questo collegamento e individuandolo come
“fascia Tampone 1° livello”, pertanto nella progettazione urbanistica comunale questa
indicazione dovrebbe essere rispettata.
La domanda che ci dovremmo porre è questa: è possibile progettare un centro sportivo
che allo stesso tempo possa essere una continuità di verde adatta a rispettare il passaggio
della fauna? A nostro avviso si, è possibile, e ce lo dimostrano numerosi esempi,
chiaramente in questo senso va considerato attentamente il disegno delle eventuali
alberature, delle recinzioni oltre che l'utilizzo di materiali idonei. Questi concetti dovrebbero
essere già espressi in un piano urbanistico? A nostro avviso certamente, se non in questo
momento quando?
Arriviamo poi al punto dolente, ovvero quello economico: il Comune di Fagnano ha la
possibilità economica di realizzare un centro sportivo di questo genere e dismettere quello
di piazza Matteotti nei prossimo 5 anni? E' molto difficile, allora cosa succede ai campi ora
coltivati, di cui si prevede la futura realizzazione? Saranno economicamente un peso per i
proprietari sino al momento dell'acquisizione pubblica o di un privato, e sarà inattuabile la
formazione di una attività agricola stabile. Il loro destino è quindi ancora più incerto di
quello odierno.
Non sarebbe allora più corretto adottare almeno lo stesso principio che si è adottato per il
velodrono, ovvero classificarlo come una possibilità e nel frattempo analizzarne tutte le
problematiche e le possibilità realizzative e di gestione?

Le AT aree di Trasformazione
Le Aree di Trasformazione sono uno strumento nuovo solo nel nome, hanno sostituito i
vecchi PL (Piani di Lottizzazione), è vero che ci sono alcune differenze come ad esempio
la contrattazione con l'ente pubblico, quello che però a mio avviso non è cambiato è il fatto
oggettivo che le AT sono uno strumento urbanistico per una città in espansione. Noi oggi
socialmente non siamo una comunità in espansione, anzi è maggiormente vero il
contrario, non abbiamo assolutamente bisogno di erodere altro territorio boschivo o
agricolo, non abbiamo bisogno di espandere la città.
E' però vero che siamo una società in trasformazione, che le esigenze sono cambiate
rispetto solo a 20 anni fa, che l'economia è cambiata, il clima sta cambiando, la
progettazione urbanistica non sembra in grado di tenere il passo di questo cambiamento,
non sembra in grado di delineare risposte, che invece dovrebbe proporre.
Se un tempo la progettazione urbanistica aveva un ruolo centrale nella trasformazione di
un territorio, oggi questa importanza sembra averla persa, almeno in seno alla società e
non perché l'argomento non sia fondamentale per il nostro futuro, resistono solo i forti
interessi privati, le persone sembra che non si interessino a scelte che influenzeranno
anche il loro futuro .
Occorre ritornare a dare risposte alle nuove esigenze e sensibilità, risposte che
concretamente devono tentare di risolvere i problemi ambientali, sociali, economici, e così
rispondere alle aspettative di vita delle persone.
Quanti ancora credono che il benessere stia nella realizzazione di una villetta a schiera,
una bifamiliare, o una villetta singola in mezzo ad altre del tutto uguali o simili, edificata da
un costruttore che ha badato bene a risparmiare su ogni materiale utilizzato, su ogni
elemento costituente l'edificio, su ogni spazio interno ed esterno?
Anche la scelta di ogni finitura è funzionale a ciò che risponde meglio ai gusti estetici del
mercato, come se non si avessero più dei gusti propri. Forse è proprio così, stiamo
perdendo anche questo. E' troppo pensare di determinare le scelte del proprio spazio?
Il mercato ha già dato risposta a queste domande, dopo decenni di bolla speculativa oggi
risulta sempre più difficile fare operazioni immobiliari, per fortuna. Anche le persone
iniziano ad avere altre aspettative e non solo per ragioni economiche.
Esistono ancora degli operatori immobiliari? Intendo legati alle reali esigenze abitative
delle persone e non a quelle dei fondi di investimento?
Ritornando al tema delle arre di trasformazione, per meglio chiarire il punto di vista
sull'argomento e di farlo in modo non astratto, anche in questo caso ci si avvale di un
“esperimento urbanistico” olandese realizzato: Almere Oosterwold.
In cosa consiste l'esperimento urbanistico olandese? Nei pressi della città di Almere, in un
area agricola, dove si coltivava in modo intensivo si è concessa la trasformazione di
questo territorio per una particolare edificazione, con solo poche regole chiarissime, la
principale è che il 59 % del lotto deve essere destinato alla coltivazione per auto consumo,
il 15% può essere giardino con un 2% di recupero acqua piovana (laghetti), 8%
collegamenti viari, quindi il 18% può essere edificato. Le percentuali variano leggermente
a seconda che si tratti di residenza singola o residenza collettiva. Anche l'energia deve
essere auto-prodotta e vi è piena libertà per ogni altra scelta.
Forse il risultato estetico complessivo può essere disturbante per l'assoluta mancanza di
qualsiasi coerenza architettonica tra gli edifici, personalmente questo risultato non lo trovo
molto dissimile dalle nostre periferie, con la differenza evidente che vi è molto più verde, vi
è una gestione dello spazio più razionale, si è cercato, e forse si è riusciti, a creare
coesione sociale, anche tra persone con condizioni economiche differenti.
La questione vera è però che si è provato a dare risposte ai problemi ambientali: l'impatto
di un agricoltura intensiva è maggiore di un insediamento residenziale di questo genere,
che porta benefici ambientali, oltre che economici, sociali e psicologici, proponendo uno
stile di vita differente da quello proposto da chi fa speculazione edilizia.
E' un modello riproducibile in altri Paesi Europei? E' riproducibile in Italia? I Paesi Bassi
hanno un grandissimo vantaggio: una gran parte del territorio è dello Stato che concede
solo l'edificazione, esiste quindi un puntuale e stringente controllo da parte del pubblico.
Non credo si possa far finta di fare gli “ambientalisti” solo per costruirsi casa, occorre
esserlo, altrimenti il rischio è grande. Da noi le normative sono infinite, a mio avviso troppe
e spesso senza più alcuna coerenza con le nuove tecnologie, nessuna coerenza con
scienza, fisica, ma nemmeno con un approccio pragmatico.
E' una costruzione normativa che si ha paura a smontare, ma che ormai sembra solo
servire a reggere se stessa.
Forse è il caso di osare un po' di più, prima che sia troppo tardi. Sentiamo realmente la
necessità di altre villette gialle con archetti in mattone? Scusate lo stereotipo, peraltro oggi
non è più questo che va per la maggiore. meglio la casa di color tortora con serramenti in
pvc (bianchi o finto legno) finto legno per la basculante, magari con il fotovoltaico sul tetto
(obbligatorio), magari con un tetto verde, con quasi cinque metri di giardino, che separano
l'abitazione dalla strada, naturalmente priva di marciapiede e alberature, insomma una
casa dall'aspetto ecologico anche se ricoperta da 20 centimetri di polistirolo (polistirene).
Realizzata di elementi che utilizzano tanto petrolio da far invidia a una petroliera.
Forse una soluzione come quella adottata ad Almere potrebbe dare nuova linfa anche in
situazioni dove il fare agricoltura risulta particolarmente complicato anche dal punto di
vista economico, il nostro territorio ne è un perfetto esempio. Certo occorrerebbe rivedere
alcune normative che regolano la produzione agricola, ma trattare anche questo
argomento sarebbe dispersivo .
L'esempio olandese dimostra che l'impatto ambientale di insediamento residenziale con
queste poche regole è minore di quello di un agricoltura intensiva finalizzata alla
produzione di foraggio.
Da non sottovalutare anche il risultato sociale e quello economico.
Riteniamo comunque che anche il paesaggio agricolo debba sempre più essere pensato e
progettato come risorsa urbana e sociale, ce lo insegnano non solo esempi stranieri, ma
anche la nostra stori, basterebbe rileggersi attentamente Emilio Sereni – Storia del
Paesaggio Agrario Italiano.

Le Aree di rigenerazione Urbana
Siamo stati una delle aree produttive più importati d'Italia; l'industria tessile, quella cartaria,
la meccanica e le attività del loro indotto sono state il motore economico del sud della
provincia di Varese, tutto ciò è passato, lasciando sul campo numerosi problemi irrisolti.
E' possibile vedere questi spazi non solo come una difficile eredità, ma anche come
occasioni per ripensare alle nostre città? Mi rendo conto che è una domanda retorica, ed
anzi rischia di essere intesa come un'altra via per fare della speculazione edilizia, ed in
effetti nella maggior parte dei casi, ed in particolar modo nella nostra Regione è così che
la si vede.
Anche in questo caso è possibile essere tanto ciechi verso trasformazioni che sono già in
atto e che abbisognano solo di un quadro normativo adatto per crescere e trasformarsi in
luoghi di nuovo da vivere. Il verbo corretto è proprio vivere non abitare.
Anche in questo caso la nostra posizione è arretrata rispetto all'estero, dove peraltro non
hanno, nella maggior parte dei casi, edifici industriali dimessi curati sotto l'aspetto
architettonico come i nostri.
Lungo la valle dell'Olona ci sono già casi in cui vecchie aziende sono state frazionate e gli
spazi sono stati riutilizzati da piccole ditte artigiane, senza ulteriore spreco di territorio, ma
questo processo non viene minimamente sostenuto ne amministrato. In Europa questi
spazi vengono “colonizzati” per dare servizi alla comunità e l'ente pubblico si fa promotore
e regista di tale processo.
Possibile immaginarsi un futuro non solo residenziale per queste aree? E' possibile
conservarne, forse anche solo parzialmente l'architettura, la memoria, il carattere? Il farlo
racconterebbe cosa siamo stati, racconterebbe parte della nostra storia, anche quella
personale di molti cittadini.
E' possibile risolvere i problemi ambientali connessi al riutilizzo di tali aree in un arco
temporale più lungo con più fasi che determinano il processo di modifica? Sono possibili
sistemi di bonifica differenti dall'asportazione di terre contaminate al fine di spostare il
problema da qualche altra parte?
Anche in questo caso avemmo bisogno di guardate con più attenzione cosa si fa nel resto
d'Europa. La trasformazione del bacino della Ruhr è avvenuto negli anni '80 del 1900; E'
vero qualche cosa di questo genere si è fatto anche da noi in tempi più recenti è successo
a Milano (hangar Bicocca e non solo), Torino (Parco Dora) Biella (Cittàdellarte), ecc, ecc.
Un piccolo esempio è presente anche nel nostro territorio: è il caso dell'associazione dei
Calimali, che nell'arco di 10 anni ha trasformato un'area problematica di fondo valle in uno
spazio fruibile dal pubblico.
Forse occorre solo immaginare e guidare dei processi di riappropriazione di questi spazi,
che forse necessitano di visioni di lungo periodo e di tempi più lunghi.

I criteri premiali
In merito a questo ci limitiamo a dire che riteniamo che se ci devono essere dei criteri
premiali per l'edificazione, questi devono avere dei risultati certi e verificabili in termini di:
soluzione ai problemi climatici (ovvero realizzazione di zone d'ombra con alberature e
invarianza idraulica, protezione dai venti ecc, ecc);
miglioramento della biodiversità;
minor impatto ambientale seguendo magari come linee guida i criteri definiti dalla
normativa CAM (criteri ambientali minimi);
facilitazione occasioni di aggregazione sociale, ovvero utilizzo degli spazi;
valorizzazione della qualità architettonica (questa sconosciuta)
valorizzazione della storia e del paesaggio. (relativamente sconosciuta)
Iter di compartecipazione alla progettazione urbanistica
Una delle volontà ispiratrici della legge 12/2005 era il coinvolgimento dei cittanini in un
processo decisionale democratico, compartecipato, trasformando gli abitanti non in
semplici utenti ma in protagonisti del processo decisionale.
Il fine era chiaro raggiungere alcuni obiettivi:
Valorizzazione del territorio, rispondendo alle necessità concrete di una comunità
Riduzione dei conflitti, attraverso un confronto/dialogo aperto e trasparente
Democrazia decisionale, ovvero dar voce anche alle fasce di popolazione più deboli,
ovvero quei cittadini che molto spesso non vengono ascoltati per varie ragioni e subiscono
i cambiamenti senza che possano incidere minimamente sulle decisioni prese.
Per attuare un reale coinvolgimento della popolazione nel processo decisionale occorre
individuare le fase di questo programma:
1 La comunicazione coinvolgendo in tale compito anche attori già presenti sul
territorio: associazioni, enti, gruppi sociali, parrocchie, ecc, condividendo sin dall'inizio tutte
le informazioni sullo stato del progetto.
2 Raccolta dei pareri tramite assemblee, risposte a dei questionari, interviste
3 la formazione di Tavoli di lavoro dove gli aderenti possono dare il loro contributo
E' evidente che l'iter adottato sino ad ora ha rispettato si il minimo sindacale dettato dalla
legge, ma niente di più, lasciando il processo decisionale esclusivamente nelle mani degli
attuali amministratori, poche sono state anche le riunioni della commissione urbanistica,
ed i cittadini sono stati ascoltati esclusivamente mediante la raccolta delle memorie
collaborative e delle osservazioni, cose che peraltro induce ad intervenire quasi
esclusivamente i cittadini che hanno in qualche modo degli interessi.
Tale mancanza di confronto è avvenuto con questa amministrazione su un infinità di temi,
tanto che non si può parlare di disattenzione, ne tanto-meno di poca conoscenza
dell'argomento specifico è una scelta studiata al fine di evitare il confronto, la ragione è a
questo punto ovvia, la paura di confrontarsi sulle idee, sulla preparazione, sulle proprie
conoscenze, ma ancor di più sulle proprie mancate promesse.
il farlo anche sulla questione urbanistica però significa aumentare il disinteresse verso
questioni importanti che riguardano la vita di tutti i cittadini.
CONCLUSIONI
1 Per quanto enunciato in relazione si chiede che in ogni ambito di rigenerazione o
trasformazione non si possa derogare in alcun modo, nemmeno tramite variante al
rapporto verde drenante e parcheggi, o a qualsiasi altro rapporto urbanistico,
sarebbe infatti un controsenso stabilire, cosa che il PGT fa, dei criteri premiali che
possano essere derogati su richiesta di un privato.
Si chiede che il “valore catturato” o “plusvalore immobiliare” nel caso in cui
l'amministrazione intenda contrattarlo con opere, tali opere devono rispondere ad
esigenze di servizi già individuate dal Piano dei Servizi, e che siano a diretto
vantaggio della comunità e non, ad esempio, opere che poi l'ente pubblico deve
dare in gestione.
Si chiede che non possano essere inclusi nella contrattazione la progettazione,
quantomeno la prima fase di progettazione, ovvero il PFTE delle opere, e neppure
la gestione o eventuali studi di viabilità. Tale fase di studio ed indirizzo deve essere
gestito direttamente dal Comune al fine di tutelare l'interesse pubblico.
E' sottinteso che la contrattazione dell'ente pubblico con i singoli operatori finanziari
non può avvenire sulla base di considerazioni estemporanee, ma deve avvenire
rispondendo a esigenze evidenziate dallo stesso strumento urbanistico, al momento
queste esigenze non sono sufficientemente definite e chiare.
Si chiede un sostanziale ripensamento degli Ambiti di trasformazione sulla base di
una reale e stringente valutazione ambientale, il cui risultato non deve essere quello
di contenere il più possibile l'impatto ambientale, deve portare ad un risultato
migliorativo rispetto alla situazione originaria.
2 per quanto asserito in relazione si chiede un'analisi dei centri storici non ridotta al
mero edificato, ma estesa ai brani di paesaggio (viali, parchi, giardini, cave,
strutture agricole come balze, canali irrigui, rogge molinare), strutture industriali e
preindustriali.
L'analisi poi dovrebbe essere fatta non solo in termini temporali, ma per strutture
urbane, sistema delle cascine e paesaggio, sistema delle ville liberty con giardini e
viali ecc, ecc.
L'obiettivo dovrebbe essere quello non solo della mera preservazione degli
elementi significativi della storia, ma quello di poter fissare degli obiettivi per la
valorizzazione di questi spazi, chiaramente ciò non può avvenire solo tramite
imposizioni normative ai privati.
Può realizzarsi solo con strategie di valorizzazione dello spazio pubblico: riscoperta
di percorsi pedonali, piano della viabilità del centro storico, opere di miglioramento
qualitativo del verde pubblico.
3 Si chiede la valutazione di ogni intervento edilizio (Ambiti di Trasformazione, Piani
di Rigenerazione Urbana) sulla base dei CAM come dovrebbe avvenire per ogni
intervento di iniziativa pubblica, tale valutazione dovrebbe includere anche
considerazioni in merito a corridoi ecologici o aree dove esiste una continuità di
spazi verdi, oltre a ciò si chiede che sia prevista anche una valutazione della
biodiversità di progetto.
4 Si chiede di inserire all'interno delle aree di rigenerazione urbana le aree
produttive o ex-produttive di fondovalle al fine di poter “guidare” una transizione
pubblico privata che possa portare al recupero edilizio e ambientale, non
necessariamente con finalità esclusivamente abitative.
5 Introdurre dei criteri premiali (già previsti all’interno delle N.T.A.) mirati a
stemperare i problemi creati dal cambiamento climatico in atto in questi anni e nello
specifico:
- realizzazione di zone d'ombra con alberature
- invarianza idraulica
- protezione dai venti
- miglioramento della biodiversità
- minor impatto ambientale seguendo i criteri definiti dalla normativa CAM (criteri
ambientali minimi)
- occasioni di aggregazione sociale
- valorizzazione della qualità architettonica
- valorizzazione della storia e del paesaggio
Non ci si aspetta che questa osservazione venga accolta, in questi cinque anni nessuna
indicazione data è mai stata accolta dalla maggioranza, che si è dimostrata totalmente
chiusa ad ogni apporto venuto dall'esterno, chiusa nelle proprie evidenti insicurezze.
Ciò che si spera è semplicemente che la maggioranza non abbia a commentare questo
gratuito apporto al PGT banalizzandolo come è già più volte è successo per altri
argomenti. Ci si auspica che non succeda nemmeno ciò che è successo in recenti
occasioni, ovvero essere citati per poi accogliere solo aspetti di marginali o puramente
formali. La finalità della presente osservazione non è quella di ricevere citazioni, bensì
quella di incidere fattivamente sul miglioramento urbano di Fagnano, visto i precedenti, si
ripongono in questo veramente esigue aspettative.
L'unica speranza dicevo non è quella che l'osservazione venga accolta, bensì quella che
almeno qualcuno dei temi trattati induca l'amministrazione ad avviare un confronto serio
ed aperto, ma anche su questo sarebbe meglio non illudersi troppo.
Allora perché consegnare questa osservazione? Il risultato consegnandola in verità è già
ottenuto: lasciare traccia di una visione di città differente, lasciare traccia tangibile di
questo contributo, suggerendo quello che potrebbe essere. Magari in futuro qualcuno
coglierà anche solo in parte il senso di questo pensiero.
Fagnano Olona 09/07/2026
arch. Paolo Carlesso




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